Povertà, dare un peso alla parola

Povertà, dare un peso alla parola

Nella sua esperienza al confine tra la gioia della popolazione bahiana e la miseria di Canavieiras Martina ha scoperto un angolo di paradiso nel Giardino degli Angeli

di Martina Mazzini

Una valigia carica, una solida preparazione teorica e tanta voglia di conoscere una nuova realtà non sono state sufficienti per prepararmi a quello che avrei affrontato al di sotto dell’Equatore: emozioni contrastanti che solo grazie all’allegria e all’affetto incondizionato della popolazione bahiana ho imparato a comprendere. 

Le strade intricate di Canavieiras, che con il tempo ho avuto modo di conoscere e riconoscere, mi hanno saputo mostrare le due facce della medaglia che mai prima d’ora erano state così vicine per i miei occhi occidentali: i colori brillanti, i balli scatenati e la leggerezza tipica dello spirito bahiano correlati indissolubilmente con la  miseria, scarse condizioni igienico-sanitarie e una dilagante povertà. È proprio sulla sottile linea che divide queste due realtà che si trova il Giardino degli Angeli: un vero e proprio piccolo paradiso, un’isola felice che apre le sue porte a bambini e ragazzi. 

È in questo luogo di felicità che ha avuto luogo la mia esperienza di volontariato: dopo un iniziale smarrimento a causa della lingua portoghese a me sconosciuta sono stata travolta dall’energia dei bambini che, a suon di “Tia! Tia! Tia!”, mi hanno coinvolto nei loro giochi. Durante le varie mattinate ho preso parte alle attività della creche – ovvero l’asilo – supportando il personale nelle attività ludiche e di scolarizzazione quali il disegno, la creazione di lavoretti e l’insegnamento dei numeri e delle lettere dell’alfabeto e giocando con i bambini nella grande area verde all’interno della struttura. La seconda parte della giornata era dedicata al servizio presso il Reforço escolar Julia Thomson, un servizio di doposcuola per i ragazzi delle scuole elementari dai 6 agli 11 anni, durante il quale ho aiutato i ragazzi – tra comiche incomprensioni – nei compiti di portoghese, inglese e matematica. Oltre allo studio, alcune ore erano dedicate ad attività dinamiche quali judo, capoeira, yoga e linguaggio dei segni, durante le quali i ragazzi avevano modo di sfogare le proprie energie divertendosi tutti assieme. 

Due momenti sono stati per me molto significativi: il primo di essi è stata la giornata dedicata alla pizza, nella quale io e Sabrina, la mia compagna di avventura, abbiamo sfornato varie teglie di pizza da far gustare ai bambini. Dimenticherò molto difficilmente le loro espressioni di gioia e stupore nel momento dell’assaggio. In un’altra circostanza ci è stato proposto di acquistare e donare a una famiglia del materiale per dipingere la propria casa, ma non solo: abbiamo partecipato attivamente nel ridipingere e sistemare parte di essa. Aver dato il mio contributo per migliorare le condizioni di una famiglia bisognosa è stata una delle cose più soddisfacenti e gratificanti che abbia mai fatto. 

Inoltre, un aspetto molto importante della mia esperienza sono state le visite alle famiglie residenti nei quartieri più poveri con Regina e Renata, rispettivamente la direttrice e vice-direttrice dell’asilo, le quali visitano periodicamente le famiglie impegnandosi al massimo per accertarsi delle condizioni domestiche e cercando ove possibile di risolvere i problemi, in modo da assicurarsi la frequenza dei bambini all’asilo. Durante questi momenti ho potuto constatare quello che la maggior parte dei bambini doveva affrontare una volta tornati a casa: genitori assenti o disinteressati, abitazioni sovraffollate, mancanza di acqua, gas e luce. 

Grazie agli instancabili Regina e Alessandro ho avuto poi la possibilità di vivere il Brasile a 360 gradi: feste di paese folkloristiche, spettacoli di capoeira, visita a fazende di cacao, pepe e caffè (con relativa degustazione!), gita in barca tra le foreste di mangrovie e camminate per le infinite spiagge bianche.

Questo viaggio ha dato un peso reale alla parola “povertà” e ha radicato in me ancora di più la consapevolezza che la mia strada sia quella di lavorare per cercare di migliorare realtà più sfortunate. Prima della partenza avevo l’intento di lasciare qualcosa ai bambini che avrei incontrato. Sono tornata consapevole del fatto che sono stati loro, con i loro occhi luminosi e i loro sorrisi grandi, ad avere dato il più grande insegnamento di vita a me. 

2019-11-11T17:15:24+02:00